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Lavoro, 470 mila laureati e diplomati in meno nel 2026

Cresce la domanda di lavoro, ma l’offerta scarseggia. In particolare, manca personale nel settore medico sanitario e profili tecnici specializzati. A questo vi si aggiunge un aumento dei pensionati, che nel 2035 supereranno il numero degli occupati

Unioncamere e Anpal: attesi 1,3 milioni di nuovi lavoratori tra il 2022 e il 2026

Nonostante le recenti crisi che hanno rallentato l’economia italiana, le aziende si stanno muovendo sul mercato per inserire nuove figure professionali. E le previsioni future lasciano ben sperare. Secondo una recente ricerca di Unioncamere-Anpal, si stima che nel quinquennio 2022-2026 il fabbisogno occupazionale sarà di 1,3 milioni di nuovi lavoratori. A questi vi si aggiungono 2,8 milioni di posti lasciati vuoti dai lavoratori in età pensionabile che usciranno dal mercato del lavoro. Quindi, le nuove assunzioni stimate nei prossimi cinque anni ammonteranno ad un totale di 4,1 milioni.

L’area economico-statistica ha la domanda più alta di laureati (48 mila all’anno). A seguire l’area medico-sanitaria (44 mila), quella politica sociale (36 mila) e quella dell’ingegneria (28 mila). Vi si aggiungono 71 mila diplomati all’anno in indirizzo meccanico, meccatronico, elettrico ed elettrotecnico, 47 mila diplomanti nei licei e 25 mila diplomati in indirizzi sociosanitari. Tuttavia, l’aumento della domanda è compensato (in negativo) dalla carenza dell’offerta, soprattutto di personale altamente specializzato. Continua, infatti, da parte delle aziende la difficoltà di reperimento del personale. Alla base del mismatch la mancanza di candidati e la preparazione inadeguata.

Lavoro: calo dell’offerta e boom di pensionati

Il calo demografico è uno dei problemi che il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi anni. A un calo progressivo delle nascite, vi si aggiunge, inoltre, un aumento dei lavoratori che sono andati e che andranno in pensione, lasciando molti posti di lavoro vacanti.

Secondo lo studio di Unioncamere-Anpal, anche a causa di questo scenario nei prossimi cinque anni, mancheranno all’appello 470 mila laureati e diplomati in settori specifici. In particolare, né risentiranno il comparto medico sanitario in cui risultano introvabili il 47% dei medici, il 42% degli infermieri e fisioterapisti e il 38% di altri professionisti sanitari e sociali. Inoltre, mancano anche profili tecnici e specializzati che provengono dagli istituti superiori: il 49,3% delle aziende lamenta grosse difficoltà a reperire le figure professionali di cui ha bisogno.

Infine, ad aggravare la situazione c’è il tasso di natalità, sempre in costante calo, che proietta l’Italia verso una popolazione sempre più anziana. Secondo lo studio Think Tank “Welfare Italia”, nel 2035 il numero di pensionati (20,9 milioni) supererà quello degli occupati (20,5 milioni), con un aumento evidente della spesa previdenziale che già ad oggi grava per quasi la metà (48,4%) sulla spesa totale in welfare sostenuta dal Paese. Uno scenario a dir poco incoraggiante.

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