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Pausa di carriera: sì per il 27% degli italiani

La pausa di carriera è percepita positivamente dal 68% degli HR Manager: migliora la creatività e aumenta la consapevolezza di sé

Non c’è nulla da vergognarsi se nel corso dell’attività lavorativa ci si prende una pausa. Quello che può sembrare un fattore penalizzate, o che è stato considerato tale per molto tempo, può diventare una risorsa. È quanto emerso dall’ultima ricerca di LinkedIn, in cui il 50% degli HR Manager ha affermato di valutare positivamente chi si è preso una pausa di carriera. La percentuale sale al 68% per i responsabili delle risorse umane che lavorano in aziende con più di 500 dipendenti. Secondo gli intervistati, la pausa da lavoro favorisce una migliore gestione del budget (28%), pensiero creativo (28%), time management (28%) e pazienza (25%).

Anche i lavoratori credono che una pausa di carriera possa essere utile per acquisire nuove competenze. Stando alle risposte del sondaggio, staccare la spina per un po’ migliora la consapevolezza di sé, l’organizzazione, l’empatia e l’assertività. A pensarla in questo modo è il 42% dei millennial, mentre per i baby boomer la percentuale scende al 27%. Più di un italiano su quattro (27%) ha affermato di essersi preso una pausa lavorativa per scelta. Inoltre, il 61% degli intervistati sostiene che le capacità acquisite sono state riconosciute positivamente dai successivi datori di lavoro.

Tuttavia, quando si affronta questo argomento, molte persone vedono nella pausa qualcosa di negativo, che tendono a minimizzare o addirittura nascondere. Il 48% dei lavoratori pensa che la pausa possa rendere il proprio curriculum meno appetibile agli occhi dei recruiter. Il 53% è convinto che la pausa da lavoro possa influire sullo stipendio e sull’anzianità nel ruolo successivo. Infine, il 25% ha dichiarato di non aver incluso i periodi di pausa nel proprio CV. A pensarla in questo modo sono in particolare gli uomini.

“Il primo passo per annullare lo stigma delle pause di carriera è di ordine culturale e corrisponde a far passare il fatto che le fasi della vita siano cambiate” ha commentato Fabiana Andreani, Senior Training Manager e Consulente di Carriera. “Mentre nel XX secolo, era normale prevedere che, da una fase di formazione iniziale, si passasse ad una vita lavorativa senza soluzione di continuità fino alla pensione, attualmente lavoro e formazione si sovrappongono e si alternano in uno sviluppo personale che non si arresta neppure in età avanzata. Non solo, la durata stessa dei singoli rapporti di lavoro diminuisce e soprattutto le giovani generazioni non sono più disposte a fare a patti tra i valori di un’azienda e i propri. Tutto questo non può passare inosservato a un HR Manager poiché, a prescindere dalla causa, qualsiasi break è ora da intendersi come un momento di consapevolezza, prezioso per capire come orientare la propria carriera, e per ripensare, soprattutto in momenti storici così delicati, alla centralità della salute mentale nella vita di ogni professionista”.   

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