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Generazione Z

L’83% dei lavoratori della Generazione Z cambia lavoro ogni due anni

Non intende farsi sfruttare, ed è disposta a cambiare lavoro spesso pur di trovare quello con le caratteristiche che cerca. E’ la Generazione Z, che dà priorità alle proprie aspirazioni piuttosto che farsi soffocare da datori di lavoro dispotici.

La Generazione Z cambia lavoro spesso. Non lo fa per soldi, ma per ottenere maggiori benefits e flessibilità. E’ quanto rivela lo studio che, condotto da Zety, si rivolge a 1.100 lavoratori nati tra la metà degli anni ’90 e il 2010. Oggi sono 9 milioni i giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni che fanno parte di questa categoria ma, stando ai dati, cresceranno fino a diventare un terzo della forza lavoro entro il 2030.

La Generazione Z è composta da job hoppers?

Per la Gen Z il lavoro è importante al punto che per il 97% di loro fa parte della propria identità. Per questo, quando non si trovano più bene all’interno di un’azienda, decidono di lasciare un lavoro per un altro più gratificante.

E in molti (75%) sarebbero disposti ad abbandonare prima di trovare una soluzione o a intraprendere una carriera da freelance piuttosto che continuare a lavorare senza alcuna soddisfazione (74%).

L’83% di loro cambia lavoro in media ogni due anni. Infatti, in base al report:

  • il 33% ne ha avuto solo uno;
  • il 34% ne ha avuti due;
  • il 23% ne ha avuti tre;
  • il 9% ne ha avuti quattro;
  • l’1% ne ha avuti più di cinque.

Per quali motivi la Gen Z decide di lasciare il proprio lavoro?

La Generazione Z non è disposta a vivere per lavorare, né a fare straordinari che gli impediscano di avere tempo libero (41%). Per il 35% di questi lavoratori avere orari flessibili è fondamentale, insieme all’opportunità di poter lavorare da remoto (27%). E’ importante che l’ambiente di lavoro non sia tossico (72%) e che possa presentare possibilità di crescita (72%).

E a chi sostiene che i giovani non intendono impegnarsi, la Generazione Z risponde che fa anche troppo. Il 90% dichiara di stare al lavoro più a lungo degli orari concordati e di andare oltre le proprie mansioni.

Infatti il 93% degli intervistati lavora anche mentre si trova in ferie. Di questi:

  • il 65% lavora qualche volta;
  • il 20% lavora spesso;
  • l’8 lavora sempre.

Piuttosto che essere infelice, il 33% sarebbe pronto a dimettersi. I soldi, per questi lavoratori, non sono importanti al punto da rinunciare ad avere prospettive di carriera e un buon equilibrio tra vita privata e personale.

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