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Smart working, Morgan Stanley richiama i dipendenti in ufficio

Morgan Stanley intima i suoi dipendenti a tornare in ufficio entro settembre: basta con lo smart working, penalizza i giovani

Lo smart working è un tema che continua a far discutere e che divide. Se nel corso del 2020 molte aziende hanno sposato questo cambiamento con entusiasmo, negli ultimi mesi alcune società stanno richiamando i propri dipendenti in ufficio. E non si tratta di piccole medie imprese con una visione “tradizionalista” del mondo del lavoro, ma dei principali player del settore bancario e finanziario, americano e globale.

L’ultima azienda a richiedere il rientro in ufficio dei propri dipendenti è stata Morgan Stanley. James Gorman, Ceo della banca d’affari statunitense, nel corso della conferenza annuale sugli investimenti ha lanciato un messaggio ai lavoratori: “Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio. E noi vi vogliamo in ufficio”. Entro settembre quindi si tornerà a lavorare in sede. Secondo Gorman infatti, soltanto in ufficio i dipendenti possono crescere, migliorare e costruire una carriera di successo.

L’appello del Ceo di Morgan Stanley era rivolto principalmente ai dipendenti di New York, tra l’altro vaccinati per oltre il 90%. Ovviamente, fanno eccezione quelli di altre aree del mondo, come India e Regno Unito, dove i contagi sono elevati e permangono condizioni di lock down. Tuttavia, la banca ha tenuto a precisare che manterrà ovunque, compreso nella Grande Mela, una politica di flessibilità, soprattutto per i lavoratori con figli.

Morgan Stanley non è la prima azienda del settore finanziario che auspica un ritorno dei dipendenti in ufficio. Nei mesi scorsi anche David Solomon, amministratore delegato di Goldman Sachs, aveva richiamato i suoi in azienda, definendo lo smart working “un’aberrazione da correggere appena possibile”. Manager e dirigenti sono preoccupati per gli effetti che il lavoro da casa può avere sulla crescita dei propri dipendenti, in particolare dei giovani e dei neoassunti. Non da meno, lo smart working, secondo molti professionisti, ha avuto un effetto negativo sulla produttività e sulla sicurezza. L’aumento esponenziale degli attacchi informatici, ad esempio, è dovuto in parte anche al lavoro da casa.

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