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Salario minimo: qual è la situazione in Europa e in Italia?

Tra il 2022 e il 2023 il salario minimo è aumentato in quasi tutti i paesi Ue a causa dell’elevata inflazione e della crisi economica. L’Italia rimane tra i pochi Stati europei che non hanno una quota salariale minima e dove oltre 4 milioni di persone guadagnano meno di 9 euro lordi all’ora.

Salario minimo: rialzi in 21 paesi dell’Unione europea

Quello del salario minimo è un argomento molto dibattuto, soprattutto nel nostro Paese, dove non esiste una regolamentazione in materia.

Il conflitto russo-ucraino, la crisi energetica e l’innalzamento dei prezzi dei beni di consumo hanno influenzato in negativo la qualità della vita delle persone, mettendo a dura prova la resistenza delle famiglie, in particolare di quelle che appartengono alla fascia di popolazione più povera.

Molti paesi europei, per attutire l’impatto della crisi sulle tasche dei cittadini, hanno alzato la soglia del salario minimo. Politiche già intraprese nel 2022, che coinvolgono ventuno stati del Vecchio Continente, comprese le principali forze economiche.

La Francia, ad esempio, a inizio di quest’anno ha portato il salario minimo lordo a circa 11,30 euro, per un importo netto mensile di circa 1.350 euro. Anche la Germania si è mossa in questa direzione, alzando la quota salariale minima a circa 12 euro lordi all’ora, per uno stipendio netto di circa 1.470 euro al mese. La Spagna, invece, sta progettando di alzarlo dell’8%, portando lo stipendio minimo a 1.080 euro netti al mese con tredicesima e quattordicesima.

Aumenti anche Belgio e Paesi Bassi. Aumenti perfino in Lussemburgo dove la retribuzione minima è la più alta d’Europa, complice ovviamente il costo elevato della vita. Nel piccolissimo stato del Benelux la soglia minima è passata da 2.387 euro mensili a 2.447 euro mensili.

Gli aumenti salariali si sono registrati anche in altri paesi dell’Unione europea come Irlanda, Slovenia, Portogallo, nei paesi dell’area balcanica e del nord-est del Continente.

La situazione in Italia

Il tema dell’aumento degli stipendi è molto dibattuto anche in Italia.

Nel Belpaese non esiste una legge nazionale sul salario minimo, in virtù dell’elevata sindacalizzazione degli occupati e della diffusa contrattazione collettiva.

Oltre all’Italia, a non avere un salario minimo in Europa ci sono anche Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. Paesi dove, tuttavia, la situazione economica è diversa e il sistema di welfare pubblico viene incontro alle esigenze degli abitanti.

Nel nostro Paese, invece, la situazione è un’altra. Dati alla mano, circa il 18,4% dei lavoratori e delle lavoratrici italiane guadagna meno di 9 euro lordi all’ora. Si tratta di circa 4 milioni di persone. L’Italia è l’unico paese europeo dove gli stipendi sono andati a diminuire rispetto agli anni Ottanta e dove un lavoratore su quattro guadagna meno del reddito di cittadinanza.

Al momento l’attuale Governo si è detto sfavorevole rispetto all’introduzione di questa misura. Giorgia Meloni, commentando la manovra, ha dichiarato che “rischierebbe di creare situazioni peggiori di quelle che abbiamo oggi” e che potrebbe dare addito ad una nuova spirale inflazionistica.

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