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Retribuzione

La retribuzione media cresce in Italia ma resta inadeguata al costo della vita

Secondo lo studio di Hays Italia la retribuzione media è in aumento, ma i lavoratori sono insoddisfatti a causa di un costo della vita sempre più alto e di una considerazione non all’altezza per il proprio lavoro.

Nonostante un aumento della soddisfazione tra i lavoratori, sono ancora molti quelli che sono disposti a cambiare lavoro (quattro su dieci). È quanto emerge dal report “Salary Guide 2024” presentato da Hays Italia. Nello studio sono stati coinvolti 1348 professionisti di 828 aziende.

Analisi del mercato del lavoro

Gli impiegati che cercano un nuovo lavoro valutano anche altri fattori, diversi dalla retribuzione. Per il 51% degli intervistati, uno degli elementi più importanti da prendere in considerazione è la crescita professionale; a questo seguono il work-life balance (49%) e i benefit (47%). Il lavoro agile, soprattutto quello erogato in modalità ibrida, è visto come una realtà consolidata e alcuni lavoratori valuterebbero il licenziamento nel caso in cui gli venisse tolto.

Dallo studio emerge che nel 2023 circa due lavoratori su dieci hanno cambiato azienda. Le imprese si stanno impegnando per fare in modo che questo numero non aumenti nel corso di quest’anno. Tra gli investimenti maggiori nel reparto HR troviamo i programmi di formazione per i dipendenti (47%), nonché la ricerca di altre misure per fare in modo di trattenere i talenti già assunti (41%).
Questa scelta è dovuta anche alla sempre più difficile ricerca di candidati idonei e qualificati, soprattutto per i livelli medio-alti.

Aumento di retribuzione e soddisfazione dei lavoratori

Quando un lavoratore cerca un nuovo impiego, l’elemento cruciale è sempre quello della retribuzione. Il report indica che lo stipendio medio lordo annuo di una figura di un livello compreso tra il medio e il top è di circa 54.000 euro. Questo dato, in crescita del 2% rispetto al 2022, viene correlato con un aumento della soddisfazione dei lavoratori, salito dal 45% al 57%. Per contro, la restate parte si dichiara insoddisfatta della propria situazione e pronta a cercarsi un nuovo impiego, sostenendo che il proprio stipendio non sia in linea con le proprie responsabilità.

A livello retributivo seguono a distanza i Junior/Specialist (34.000 €), i Senior Specialist/Coordinator (49.000 €), i Manager (68000 €), i Director (75.000 €) e i C-Level (94.500 €).

Nonostante la crescita dei compensi e l’aumentando del livello di soddisfazione retributiva, oltre quattro professionisti su dieci (43%) continuano a essere insoddisfatti della propria situazione economica e più della metà (55%) pensa che il suo stipendio non sia adeguato alle attuali responsabilità.

Del resto nel 2023 circa la metà del campione non ha ricevuto alcun aumento retributivo e per il 7% lo stipendio è addirittura diminuito. Non solo, anche in ottica futura, quasi due terzi dei lavoratori (64%) pensa che non riceverà aumenti e la maggior parte non si aspetta una promozione.

I dipendenti che nel 2023 hanno avuto un aumento di retribuzione l’hanno ottenuto cambiando lavoro (37%) o per via dalla performance individuale (24%). Non sorprende dunque che in molti se ne vogliano lasciare l’azienda, in cerca di nuove opportunità.

Come abbiamo visto, infatti, anche se la retribuzione media risulta in leggero aumento, per i lavoratori questo non è ancora sufficiente. L’aumento del costo della vita registrato in questi ultimi anni non è stato pareggiato dagli aumenti retributivi.

Strategie aziendali per migliorare la retribuzione dei dipendenti

Di fronte alle sfide del mondo del lavoro, le aziende devono adottare approcci strategici per ottimizzare la retribuzione dei dipendenti. Solo le imprese consapevoli delle aspettative salariali dei dipendenti e capaci di investire in politiche retributive che rispecchino le reali esigenze del mercato potranno ottenere una forza lavoro motivata e soddisfatta, pronta a contribuire al successo e alla crescita dell’azienda.

Allo scopo in molte realtà si fa ricorso ad analisi approfondite delle tendenze salariali di settore, confronti con aziende concorrenti e una comunicazione chiara con i dipendenti riguardo alle politiche retributive. Inoltre, promuovere una cultura aziendale incentrata sul benessere dei dipendenti può contribuire a migliorare la percezione della retribuzione.

A questo proposito, conforta sapere che il 59% delle imprese si dice disposto a rivedere verso l’alto i livelli retributivi nel corso dei prossimi mesi, anche se contenuti (la maggior parte entro il 5%).

Le aziende che dimostrano un impegno autentico verso la valorizzazione dei propri dipendenti non solo possono attrarre talenti di alto livello, ma anche aumentare la fedeltà e la produttività dei dipendenti esistenti.

Questi obiettivi possono essere perseguiti attraverso l’erogazione di benefit aziendali. Non a caso, quasi tre quarti dei professionisti hanno dichiarato di ricevere dei benefit aziendali che riguardano principalmente i classici computer, telefono, buoni pasto, assicurazione sanitaria o copertura medica privata e lavoro flessibile.

I benefit più apprezzati dai lavoratori sono l’auto aziendale (56%) e lo smart working (51%). In merito a quest’ultimo aspetto, solo il 32% è “obbligato” a lavorare esclusivamente in ufficio mentre la modalità ibrida da 2 a 4 giorni in ufficio (51%) è quella più diffusa.

Non mancano le differenze in base alle dimensioni dell’azienda: se lo smart working è concesso a livello generale dal 68% delle imprese, nelle PMI il dato scende al 63%, mentre arriva al 76% nelle grandi realtà.

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