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Il disengagement si paga: i dipendenti infelici costano 8,8 trilioni di dollari

L’infelicità dei dipendenti “costa” ben 8,8 trilioni di dollari secondo i dati sull’employee engagement di Gallup. I lavoratori, soprattutto quelli giovani, chiedono di poter lavorare a distanza e di avere maggiore flessibilità per un maggior equilibrio tra vita privata e professionale.

Il coinvolgimento dei lavoratori sul posto di lavoro ha toccato il punto più basso degli ultimi dieci anni. Il fenomeno, secondo i dati sull’employee engagement dello State of the Global Workplace Report 2023 di Gallup, riguarda in particolare la fascia più giovane della popolazione.
Lo stress cronico e il burnout portano i lavoratori a manifestare apertamente la propria insoddisfazione solo nel 18% dei casi; il 50% invece lo fa attraverso il quiet quitting.

Salute, felicità e soddisfazione dei dipendenti non sono più elementi marginali ma vengono piuttosto riconosciute come vere e proprie discriminanti per decidere di restare o abbandonare un posto di lavoro.
L’infelicità è un grosso problema che i datori di lavoro si devono impegnare a risolvere. Infatti, sono loro stessi a risentirne perché dipendenti disimpegnati e infelici costano 8,8 trilioni di dollari, una cifra che equivale a circa il 9% del PIL globale.

I dipendenti tengono alla flessibilità

Una maggiore flessibilità legata al lavoro, come la possibilità di lavorare a distanza e gli orari di inizio scaglionati, consente di ridurre la fatica quotidiana risparmiando ore di traffico. Questo porta i dipendenti ad avere un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e anche una maggiore produttività sul lavoro. Gli studi dimostrano che l’incremento ottimale si ottiene quando i lavoratori trascorrono tra il 60% e l’80% del tempo lavorando al di fuori della sede.
I dati mostrano che nel 2022 il 41% delle donne ha lavorato da casa, contro il 28% degli uomini. Qualora questa tendenza dovesse essere confermata, il rischio potrebbe essere quello di ottenere una frattura insanabile sugli stipendi che sulle prospettive di carriera.

Il 60% delle mansioni non prevede la possibilità di lavorare da remoto; la flessibilità in questi casi deve riguardare la libertà. Al lavoratore possono essere assegnati dei compiti che può decidere autonomamente quando e in che modo svolgere. Questo tipo di indipendenza porta le persone ad essere più felici e a performare meglio.

I problemi legati alla solitudine dei dipendenti

Nonostante le persone trascorrano buona parte della propria giornata sul lavoro, al giorno d’oggi sono più sole che mai. Il lavoro da casa e le riunioni online hanno portato i lavoratori ad essere iperconnessi ma, allo stesso tempo, lontani dai colleghi. Vengono a mancare anche i pochi momenti trascorsi in pausa davanti alle macchinette che aiutano a scaricare la tensione attraverso l’interazione con i colleghi.

Un rapporto di amicizia con i propri colleghi è importante per la propria salute, ma anche per accrescere la produttività. Il benessere porta anche a consigliare ad altre persone la propria azienda.

Alcune aziende, per evitare che i lavoratori sperimentino la solitudine, stanno intraprendendo azioni inclusive. Google concede una settimana all’anno ai propri impiegati per sviluppare di progetti scelti da loro, incentivandone la curiosità. Hilton consente ai dipendenti di alloggiare nelle proprie strutture ad un prezzo scontato, riempiendo le stanze altrimenti inutilizzate. Tutte queste attenzioni aiutano i membri delle aziende a sviluppare un senso di appartenenza.

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