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Whistleblowing: in Italia 142 segnalazioni nel 2021

Il termine Whistleblower letteralmente significa “fischiatore” e si riferisce al lavoratore che durante la sua attività lavorativa scopra un illecito o frode che possa arrecare un danno a consumatori,  clienti e datore di lavoro e decida di denunciarlo. I whistleblower occupano un ruolo fondamentale per un’azienda, in quanto permettono dall’interno di scoprire atti illeciti e irregolarità.

Whistleblowing: le modifiche normative della legge 30 novembre 2017, n. 179

La legge 30 novembre 2017, n. 179 è entrata in vigore il 29 dicembre 2017 e ha modificato l’articolo 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che disciplina la tutela del dipendente pubblico che segnala presunti illeciti.

A seguito delle modifiche normative, il preaccennato articolo 54-bis prevede che il pubblico dipendente può segnalare al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, ovverosia, all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), all’autorità ordinaria o contabile tutti i comportamenti non conformi alla legge. Il “fischiettare” e/o comunicare le condotte irregolari venute a conoscenza durante il rapporto di lavoro non determinano per il whistleblowing un rischio di licenziamento, demansionamento, sanzioni, trasferimenti o qualsiasi altra azione negativa, diretta o indiretta.

Cosa è cambiato?

Il lavoratore non può più denunciare al suo superiore gerarchico ma al Responsabile della prevenzione delle corruzione e della trasparenza. Per tale motivo, le segnalazioni ricevute dal titolare dell’azienda devono essere immediatamente inviate, curandone la riservatezza, al Responsabile delle prevenzione della corruzione e della trasparenza. Quest’ultimo dovrà comunque adoperarsi per mezzo di una protocollazione riservata.

La direttiva 2019/1937 per una maggiore tutela del segnalanti

Per assicurare che i segnalanti non corrono alcun rischio di ritorsioni, il 16 dicembre 2019 è stata pubblicata la Direttiva UE 2019/1937. Il suo intento è scoprire e prevenire violazioni di legge, adoperare canali di segnalazione sempre più efficaci al fine di evitali possibile vendette e tutelare i whistleblowing fornendo mezzi di segnalazione anonimi.

Lo scopo principale della Direttiva si concentra proprio nella tutela dei segnalanti. La protezione non viene garantita al solo segnalante ma automaticamente estesa anche a giornalisti, ex dipendenti, clienti, fornitori.

A quali illeciti ci riferiamo?

Il fenomeno del whistleblower richiama alla segnalazione di illeciti relativi al diritto dell’UE. Quindi, ci riferiamo a riciclaggio, frode fiscale, reati pertinenti ad appalti pubblici, alle condizioni di sicurezza di prodotti, alla protezione ambientale, tutela della salute e alla protezione dei consumatori.

La denuncia potrà avvenire sia per iscritto, tramite apposita piattaforma online, email o per posta che telefonicamente.

I risultati dell’indagine di EQS Group

Complessivamente, 162 aziende di svariati settori e dimensioni hanno partecipato all’indagine di EQS Group iniziata il 31 agosto e terminata il 02 ottobre 2022.

Dopo cinque anni dalla legge n.179/2017, risulta che quattro aziende italiane su cinque, pari ad una percentuale del 78% hanno deciso di utilizzare un sistema di segnalazione interno. Lo strumento più utilizzare per la denuncia delle irregolarità risulta essere la casella e-mail. Scelto come unico mezzo dal 17% delle aziende interrogate.

Le segnalazioni da parte delle aziende italiane,  raggiungono una quota di 142 all’anno, per un totale di 2 a settimana. Nelle aziende più grandi (più di 10.000 dipendenti), la media diventa ancora più alta, pari a 2,2 segnalazioni al giorno.

Quasi tutte le aziende hanno optato per segnalazioni di tipo anonimo, ad eccezione per le aziende   tra i 1.000 e i 4.999 dipendenti che non permettono nel 21% segnalazioni ignote. Diverso il prospetto per le aziende di dimensioni più piccole, le quali ricevono solo il 14% delle segnalazioni di tipo anonime.

Ulteriore dato che emerge dall’indagine di EQS Group è quello riguardante le tempistiche. Il 40% delle aziende non riesce a stimare i tempi di gestione e chiusura. Diversamente, dalle aziende con più di 5.000 dipendenti che dichiarano di chiudere i casi entro 90 giorni, come stabilito dalla normativa europea.

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