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ManpowerGroup lancia Jefferson Wells per la ricerca e selezione di manager. Intervista ad Alessandro Testa, direttore del nuovo brand

L’esigenza del mercato a cui risponde Jefferson Wells riguarda il cambiamento delle competenze richieste ai manager del presente e del futuro, che vanno sempre più nella direzione della valorizzazione delle soft skill

ManpowerGroup ha recentemente lanciato in Italia Jefferson Wells, un nuovo brand specializzato nella ricerca e selezione di senior ed executive manager. Una realtà che si prefigge l’obiettivo di innovare i processi di selezione sul top management, attraverso l’utilizzo di standard valutativi basati su assessment e analisi dei big data, predittivi della performance dei leader nel contesto aziendale, uniti allo human touch che caratterizza il suo team.
Ne abbiamo parlato con il direttore di Jefferson Wells, Alessandro Testa.

Ci può raccontare meglio la mission del nuovo brand Jefferson Wells e come opera? Quali sono le figure professionali e le competenze che gestite?
Jefferson Wells, è il nuovo brand di ManpowerGroup specializzato nella Ricerca e Selezione di senior ed executive manager. Jefferson Wells si rivolge a candidati e aziende e mette in connessione talenti e competenze offrendo alle imprese l’esperienza e le soluzioni più innovative per accelerare la crescita del business, a seconda delle esigenze specifiche dei settori industriali, delle attività e delle organizzazioni dei clienti. L’attenzione, gli strumenti e la competenza dei professionisti di Jefferson Wells verso i candidati consentono di garantire loro i migliori percorsi di carriera. La missione del brand è l’attrazione, valutazione, ricerca e selezione di senior ed executive, attraverso consulenti specializzati nell’Engineering, Finance, HR&Legal, Banking&Insurance, Life Sciences e Sales&Marketing. I professionisti di Jefferson Wells offrono soluzioni personalizzate e modulari in grado di risolvere le sfide delle aziende clienti in mercati in continua evoluzione. Jefferson Wells innova i processi di selezione sul top management, attraverso l’utilizzo di standard valutativi basati su assessment e analisi dei big data, predittivi della performance dei leader nel contesto aziendale, uniti allo human touch che caratterizza il suo team. Il brand si ispira nella propria attività ai principi della trasparenza e della meritocrazia e promuove la gender parity, la leadership femminile, il riconoscimento del know how degli over 50, del talento ed ogni forma di inclusione. Il valore alla base del nuovo brand è la continua tensione al progresso delle persone e delle organizzazioni.
L’esigenza del mercato a cui risponde Jefferson Wells riguarda il cambiamento delle competenze richieste ai manager del presente e del futuro, che vanno sempre più nella direzione della valorizzazione delle soft skill.

Da quando è scoppiata la pandemia da Coronavirus quale cambiamento avete notato nelle necessità espresse dai vostri clienti? Emerge la ricerca di qualche skill particolare connessa al nuovo contesto in cui si opera?
Con l’arrivo della pandemia la domanda di figure professionali è totalmente cambiata. Dall’analisi di Jefferson Wells emerge uno scenario delle professioni di senior ed executive management in continua evoluzione, che ha subito l’impatto del Covid-19 e che mostra quanto sia fondamentale, per le aziende che vogliono ripartire con ancora più slancio, investire nel talento e nello sviluppo delle competenze in un’ottica di lungo periodo. Uno scenario da cui emerge una particolare richiesta in area ricerca e sviluppo e un solido background di project management. I settori in cui si sono concentrate negli ultimi tempi le maggiori richieste di personale sono stati quelli dell’engineering, manufacturing, chimica e farmaceutica, food, che acquisisce sempre maggiore importanza. Cambiano anche i profili professionali più richiesti sia in ambito senior, sia in ambito executive. Se prima del Covid le richieste maggiori per i senior erano concentrate sui profili professionali di vendita (responsabile ufficio commercio e vendite), oggi al primo posto ci sono i project manager, ma anche i responsabili amministrativi e di produzione. Restano rilevanti le ricerche per sales e export manager nel sales & marketing, Cfo e controller nel finance, HR Manager e Director nel HR & legal. In ambito executive le figure più richieste sono stati direttori finanziari, direttori generali e amministratori delegati. Prima della pandemia i più ricercati erano invece direttori commerciali, di stabilimento e direttori tecnici. Le soft skills, oltre alle competenze digitali nell’ambito della digital transformation, assumeranno sempre più valore. Tra le competenze più richieste in futuro ci saranno quelle di stategic view, strategy e cost cutting, problem solving. Consapevolezza, autocontrollo, empatia e abilità sociali sono sempre più richieste.

Stiamo assistendo a un rapido mutamento del mondo del lavoro: quali sono i rischi e le opportunità che vedete per il futuro? Quale sarà il ruolo della componente HR nel governare e valorizzare questi cambiamenti?
La pandemia che stiamo affrontando da un anno si è trasformata ormai in una crisi economica e sociale che ha investito quasi la totalità del mondo e che sta rivoluzionando per sempre anche le dinamiche dell’occupazione.  A livello mondiale il Covid19 ha avuto due importanti conseguenze: la perdita di posti di lavoro, che ha coinvolto in particolare le professioni a bassa competenza e basso reddito e il diffondersi dello smart working, con una conseguente accelerazione dei processi di digital transformation in azienda. In questo contesto l’ambito HR ha assunto un ruolo sempre più cruciale. Oggi la funzione Risorse Umane è chiamata a farsi promotrice del cambiamento culturale, non solo per quanto riguarda la formazione delle Persone, ma anche per il ruolo di Ambassador e Influencer e per la loro capacità di attrarre e trattenere le persone. Oggi è importante ripensare il futuro del mondo del lavoro partendo proprio dalle persone e dal rafforzamento delle loro competenze per superare l’incertezza e guidare il cambiamento. Le persone dunque saranno al centro del lavoro post pandemia globale. Percorsi di up-skilling e re-skilling rivestiranno dunque sempre più un ruolo fondamentale per limitare le diseguaglianze tra i lavoratori e per contribuire ad attenuare la disoccupazione.

Quali sono gli aspetti sui quali le imprese dovranno investire maggiormente visto il nuovo contesto? Immaginate un nuovo equilibrio tra hard skills, ad esempio legate alla componente informatica sempre più predominante, e soft skills prettamente “umane”?
Le aziende e le persone sono oggi chiamate a misurarsi con il costante cambiamento: le nuove tecnologie subentrano repentinamente e i cicli di business sono sempre più brevi. Il lockdown imposto dalla pandemia ha accelerato il processo di digital transformation in tutti i settori, rendendo sempre più importante investire in formazione arricchendo o riqualificando le competenze delle persone in azienda, in un percorso costante di miglioramento professionale; in questo scenario anche l’innovazione giocherà un ruolo chiave, proprio attraverso l’adozione di nuovi strumenti tecnologici, o la vera e propria trasformazione dei più tradizionali modelli di business. E in tale contesto anche le soft skill acquisiranno sempre più valore. In un mercato così complesso, ricoprire oggi una posizione manageriale o executive non richiede solo competenze tecniche specializzate, ma anche visione strategica, agilità e una leadership efficace per poter affrontare e guidare il cambiamento e creare valore e innovazione per tutto il settore.

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