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Italiani e smart working: difficoltà a gestire tecnostress e sovraccarico di informazioni

Secondo la ricerca condotta dalla OpenText, 1 italiano su 3 ritiene di non avere a disposizione gli strumenti adatti a svolgere il lavoro da remoto. Solo il 15% si sente a proprio agio con il flusso di informazioni al quale è sottoposto. Il 16% ha poi ammesso di non riuscire a “staccare” davvero dal lavoro

La quotidianità lavorativa, a causa della pandemia da Covid 19 e il conseguente maggiore utilizzo dello smart working, è profondamente mutata. Ma come stanno affrontando i professionisti questa nuova realtà? Il lavoro da remoto è davvero più agevole o è fonte di ulteriore stress? La ricerca condotta dalla OpenText, società attiva nell’offerta di soluzioni e software di Enterprise Information Management, sull’attuale condizione lavorativa degli italiani può aiutarci a rispondere a queste domande.

Il dato più interessante che emerge dallo studio è la faticosa gestione del sovraccarico di informazioni.
La ricerca evidenzia che il 31% degli italiani, che lavorano in ufficio, ritengono di non avere a disposizione gli strumenti tecnologici e digitali adatti a svolgere il lavoro da remoto, riscontrando difficoltà a gestire adeguatamente il cosiddetto tecnostress, solo il 15% degli intervistati si sente a proprio agio con il flusso di informazioni al quale è sottoposto. Tra le principali fonti di tensione gli intervistati hanno indicato le troppe password da ricordare (39%), l’eccessiva quantità di informazioni e dati da gestire tramite i diversi dispositivi (23%) e i troppi tool da monitorare nel corso della giornata (22%). Il 16% ha poi ammesso di non riuscire a “staccare” davvero, a causa del costante flusso di informazioni da tenere sotto controllo. Il 74%, quindi quasi 3 italiani su 4, sono infatti concordi che le fonti da controllare ogni giorno siano aumentate negli ultimi 5 anni: dalle email alle notizie, dai social media ai server aziendali, tanto che quasi il 22% del campione utilizza in media più di 10 account ogni giorno tra email, app, piattaforme di condivisione, ecc. Solo il 36% dei professionisti è in grado di limitare a 3 o meno il numero di risorse cui accedere per completare un progetto lavorativo. Tuttavia gli italiani dichiarano di aver imparato a essere veloci: 4 professionisti su 10 impiegano meno di 30 secondi per trovare file o informazioni specifici.

Le difficoltà che gli italiani riscontrano rispetto allo smart working a lungo termine sono, inoltre, sia di natura organizzativa, sia relazionale. 2 professionisti su 10 sono infatti preoccupati per l’accesso a sistemi e file aziendali, ma anche per i metodi di condivisione delle informazioni con i colleghi (16%): oltre la metà (54%), infatti, ammette di aver condiviso file aziendali almeno una volta tramite tool personali, molto più di quanto accade ai colleghi spagnoli (22%), britannici (20%) o francesi (17%). Il lavoro da remoto avrebbe poi ripercussioni anche sulla capacità di mantenere la collaborazione con i colleghi (20%) e i giusti livelli di motivazione (19%).

“Gli utenti utilizzano un numero sempre maggiore di servizi digitali in ogni ambito, dalla comunicazione con i propri cari all’accesso ai servizi bancari, fino all’acquisto di generi alimentari. Allo stesso modo, molte aziende stanno sfruttando servizi nuovi per garantire ai dipendenti di poter lavorare da casa in sicurezza – ha dichiarato Antonio Matera, Regional Sales Director OpenText Italy. – Tuttavia, se da un lato i professionisti si sono dimostrati disposti ad adottare strumenti diversi, dall’altro si stanno delineando nuove sfide, poste dalla necessità di gestire account e fonti di informazioni molteplici. Le aziende devono quindi saper riconoscere questo fenomeno, cercando soluzioni che riducano le complessità e semplifichino i processi, per offrire esperienze di lavoro in grado di riflettersi positivamente anche sui livelli di produttività”.

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