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Lavoro: la formazione è una priorità per 8 lavoratori su 10

Secondo una ricerca di Randstad, un lavoratore su tre vede nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze una priorità in azienda

Per i lavoratori italiani la formazione è la cosa più importante in un’azienda. È quanto emerso dall’indagine semestrale di Randstad, intitolata Randstand Workmonitor, che analizza la considerazione che i lavoratori hanno nella formazione, anche alla luce della pandemia. La ricerca ha coinvolto 34 paesi del mondo e più di 800 dipendenti per ogni nazione, di età compresa fra 18 e 67 anni. Un lavoratore italiano su tre (36%) ritiene che la formazione sia l’elemento più importante “per giudicare gli sforzi di un datore di lavoro nel creare un ambiente inclusivo”. La formazione è quindi al primo posto, tuttavia anche i lavoratori dichiarano di aggiornare regolarmente le proprie competenze.

Questo vale infatti per l’86% degli italiani, meglio dei tedeschi e degli inglesi (73%) e dei francesi (70%). L’86% ha dichiarato inoltre di possedere le competenze necessarie per trovare impiego in un’altra azienda o in un altro settore nonostante la pandemia. Soltanto il 38% dei lavoratori giudica “difficile” acquisire nuove competenze per adattarsi al lavoro durante l’emergenza covid19.

Formarsi è necessario, tuttavia l’onere, secondo i dipendenti, spetta al datore di lavoro. La metà del campione intervistato infatti dichiara che la responsabilità dell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori “è indiscutibilmente del datore di lavoro”. Per il 33% invece la responsabilità va condivisa tra dipendente e imprenditore, che coincide con la visione più diffusa nella media globale (51%). Soltanto per il 16% la responsabilità è dei lavoratori. Inoltre, quasi metà dei dipendeti (47%) attribuisce al datore di lavoro anche la responsabilità di riqualificare i lavoratori nel caso restassero disoccupati a causa della pandemia, per favorirne la ri-occupabilità. Il 24% degli intervistati attribuisce questa responsabilità al governo, il 21% agli stessi dipendenti e l’8% ai sindacati.

“Dal campione delle persone coinvolte nella ricerca è stata riconosciuta la centralità della formazione come strumento di crescita personale e di risposta alla crisi” ha affermato Fabio Costantini, COO di Randstad HR Solutions. “È un segnale di fiducia per il futuro. Tuttavia, questa è una responsabilità per tutti, datori di lavoro e lavoratori”.

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