Il magazine per il mondo HR

di:  

smart working

HR, smart working una priorità per il 60% delle aziende

Un sondaggio di Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International indica nello smart working e nella digitalizzazione una priorità per le imprese

Ad oggi, lo smart working rappresenta una priorità per il 60% delle aziende in Italia. È quanto emerso da una ricerca, condotta da Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International, intitolata “Future of Work 2020”. Lo studio ha coinvolto gli HR manager e i responsabili delle risorse umane delle più grandi aziende italiane. Il 69% del campione ritiene indispensabile rinnovare i modelli di organizzazione del lavoro da qui a tre anni. Il 55% degli intervistati sente di dover incrementare e migliorare formazione e nuove competenze del personale in azienda.

Il sondaggio fa un’analisi approfondita sul futuro dello smart working e del lavoro in sede. Due aziende su tre hanno dichiarato che modificheranno il proprio modus operandi, implementando in modo sistematico lo smart working (43%) o incrementando le pratiche di lavoro a distanza già in atto (18%). Il 31% delle aziende ha dichiarato di non aver ancora preso una decisione, mentre soltanto il 6% tornerà alle condizioni pre-covid, quindi senza smart working. In merito alla questione lavoro a distanza versus lavoro in sede, il 35% dei responsabili HR ha dichiarato che in futuro il lavoro a distanza prevarrà su quello in azienda. Il 39% prevede due giorni su cinque in smart working. Infine, soltanto il 13% del campione prevede un solo giorno alla settimana in cui i dipendenti lavoreranno da casa.

Nonostante il 78% degli imprenditori italiani abbiano manifestato un riscontro positivo sullo smart working durante l’emergenza, la ricerca ha evidenziato anche quali potrebbero essere le criticità del lavoro da remoto. Un intervistato su cinque ha affermato che il principale rischio è quello di un calo della leadership. In secondo luogo, ovvero per il 18% degli intervistati, l’altro pericolo è riferito a un possibile calo del senso di appartenenza dei lavoratori.“Le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una traccia profonda in futuro: su tutte il lavoro a distanza” ha sottolineato Linda Gilli, presidente di Inaz. “Tuttavia, in tutti i cambiamenti che hanno travolto le imprese quest’anno, si è confermata la centralità del fattore umano”.

CONDIVI QUESTO ARTICOLO!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su whatsapp