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Green Pass, oggi una via per ripartire in fretta

Lo conferma un mio modesto sondaggio si LinkedIn: l’80% è favorevole, Le voci contrarie sono legittime, ma a mio vedere, per senso civico e volontà di ricominciare in fretta, oggi si tratta di una soluzione efficace e corretta

Sì. E’ l’unica misura efficace”, 30%; “Sì, è una precauzione corretta”, 49%; “No. Lede il diritto al lavoro”, 2%; “No. lede vari diritti basilari” 18%.

Ebbene sì, l’avete indovinato. Sono i risultati di un sondaggio sul Green Pass. Uno un po’ particolare: l’ho lanciato io, in uno dei miei canali social.
La domanda, nella sua interezza, suonava all’incirca così: “Green Pass, sì o no? Da ormai una settimana vige l’obbligo di presentare la certificazione verde per accedere al posto di lavoro, con il previsto corollario di polemiche e di schieramenti pro e contro la misura decisa dal governo per dare una stretta definitiva alla possibilità di nuovi contagi Covid […] Unica soluzione? Misura giusta e proporzionata? Insopportabile limitazione del diritto al lavoro? O, magari, lesione ancor più grave di altri diritti fondamentali?”
Era stata concepita per apparire “neutra” e sintetizzare, nel poco spazio concesso dal mezzo, le posizioni principali.

Hanno risposto un centinaio di persone, parte di un network parecchio più ampio e, devo dire, variegato per cultura, età, genere, convinzioni politiche, professione posizioni lavorative. Il campione non è vasto, ma comunque significativo. E colpisce come adottando quest’approccio diretto, aperto e privo di filtri e costrizioni, i numeri sostanzialmente confermino la “vulgata” ufficiale: 80% di convinti favorevoli, 20% di contrari o dubbiosi, per differenti motivi.
Questo per quanto riguarda la ricerca.
Io – in questo caso parlo per me – come la penso?

Sono favorevole alla certificazione sanitaria. Anche per l’accesso al posto di lavoro. Nessuno mi costringe o tanto meno mi paga. È una convinzione che ho formato e mantengo da solo (preciso di aver sofferto di Covid, l’inverno scorso, in forma non gravissima ma comunque pesante e con lunghi, fastidiosi strascichi).
Perché ritengo che il Green Pass sia una misura utile, se non addirittura obbligata?
Non intendo entrare, in questa sede, nella discussione di ambito giuridico, sul bilanciamento dei diritti previsti da Costituzione e leggi d’altro rango, già sufficientemente affollata di pareri più o – soprattutto, purtroppo – meno qualificati.
Evito anche di lambire l’ambito strettamente sanitario: come tutti cerco d’informarmi, ma non ritengo di essere qualificato per parlarne. Basti qui affermare che credo nella scienza, nella ricerca, nella medicina e mi fido di quanto sostiene la parte grandemente maggioritaria delle comunità di riferimento.

La mia è una scelta prima di tutto fondata sul personale senso civico. Mi sono sottoposto alla vaccinazione, come moltissimi cittadini, qualcuno entusiasta, qualcuno meno. L’ho fatto per poter lavorare e per il bene comune (secondo la mia coscienza, naturalmente). In una pandemia ognuno è responsabile per la salvezza dell’altro, e questa responsabilità è tanto più grande quanto più l’altro — parente, persona cara, collega — è vicino.

Con la stessa convinzione aderisco all’idea del pass sanitario per contribuire a una veloce ripartenza. Dopo diciotto mesi durissimi, penso sia dovuto a chi ha fatto molti sacrifici e rinunce e vorrebbe solo ricominciare a operare proficuamente nel quotidiano, in condizioni di relativa sicurezza (tra questi, noi stessi e i professionisti dei nostri settori). Certo, accettando e assecondando anche le nuove abitudini e i processi per i quali la pandemia ha accelerato l’introduzione o l’innovazione.
Tutto ciò non significa che non accetti il dissenso e neghi la legittimità delle voci contrarie – almeno quelle mosse da motivi plausibili – ma non credo debbano imporsi su chi intende ricominciare a vivere e a lavorare, specie se questi ultimi sono solida maggioranza.

Come gestiremo la transizione? Quando verranno revocate le restrizioni? Quali misure a lungo termine caratterizzeranno gli anni futuri?
Insieme alla paura per le ultime e un po’ inquietanti evoluzioni sanitarie del contagio, sono quesiti cui non so rispondere.
Credo però di aver compreso che oggi non ci sono vie d’uscita più evidenti che il vaccino e il green pass per tornare alla normalità. Non voglio convincere nessuno, ma spero che tutti stiano considerando seriamente e responsabilmente le opzioni.

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