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Enrico Gambardella: con Winning Women Institute per ridurre il gender gap

L’Italia è 14° in Europa per luguaglianza di genere. Winning Women Institute è una società benefit che aiuta le aziende a superare lo scoglio culturale della disparità di genere nei luoghi di lavoro. L’intervista al Presidente Enrico Gambardella

I dati relativi al gender gap nel mondo del lavoro parlano chiaro: il divario tra uomini e donne rimane ancora piuttosto ampio. È un problema culturale che va risolto alla radice, sensibilizzando sul tema imprese e opinione pubblica, ma anche con interventi mirati da parte delle Istituzioni. Winning Women Institute è una società benefit che si occupa di inclusione e parità di genere, e promuove il cambiamento certificando le aziende virtuose e meritevoli. In questa breve intervista, il Presidente di Winning Women Institute, Enrico Gambardella, ci ha raccontato in che cosa consiste il progetto e quali sono i suoi obiettivi.

Gentile Dott. Gambardella,

Ci parli di Winning Women Institute: come e quando nasce e qual è la sua mission.

Winning Women Institute, da gennaio 2022 diventata Società Benefit, nasce dall’esigenza di dare un’accelerazione ad un cambiamento culturale sul tema della parità di genere nel mondo del lavoro. Un cambiamento sempre più necessario, ma che non trovava ancora un suo sviluppo naturale. Gli obiettivi di Winning Woman Institute sono principalmente due: da un lato aiutare le aziende a misurarsi e a valutarsi sul tema delle pari opportunità attraverso una metodologia rigorosa (Dynamic Model Gender Rating); dall’altro premiare le aziende virtuose che riescono a raggiungere standard di eccellenza su tema della Gender Equality nel mondo del lavoro. Per questo, dal 2017, Winning Women Institute ha dato vita alla prima Certificazione di parità di genere con l’impegno di sensibilizzare l’opinione pubblica e le aziende su un tema non più rimandabile e far sì che i comportamenti virtuosi delle imprese diventino un role-model e siano giustamente valorizzati.

Il grande valore aggiunto per le imprese che decidono di fare il percorso di Certificazione proposto da Winning Women Institute è nel disporre di una metodologia che aiuta ad avere una maggiore consapevolezza di come ci si posiziona con la propria azienda rispetto alla gender equality. Questa metodologia aiuta anche ad avere un ‘action plan’ chiaro su quelle che sono le priorità verso il raggiungimento dell’obiettivo. Parità di genere, inclusione e sostenibilità non sono solo una questione di eguaglianza e di giustizia sociale, ma anche di efficienza, competitività, valore e reputation per l’azienda.

Quali sono i criteri che le aziende devono rispettare per ricevere la certificazione Winning Women Institute?

I criteri secondo i quali le aziende vengono misurate sono racchiusi nel Dynamic Model Gender Rating. Le aziende vengono valutate analizzando le seguenti aree d’indagine: l’opportunità di crescita per le donne; l’equità remunerativa; le politiche per la gestione della gender diversity e inclusion; la tutela della genitorialità. In seguito all’analisi, secondo un set di Key Performance Indicator (KPI), emergono gli eventuali punti di forza e le aree di miglioramento, quindi i gap da colmare in termini di pari opportunità.

Come avviene concretamente il percorso di certificazione?

Il percorso comincia con la consulenza di Winning Women Institute che, attraverso un assesment, analizza lo status dell’impresa che intende ottenere la Certificazione e come la stessa soddisfi i KPI in base alle quattro aree di indagine: l’opportunità di crescita in azienda per le donne; l’equità remunerativa; le politiche per la gestione della gender diversity e inclusion; la protezione della genitorialità. Da questa analisi si stabilisce se l’azienda possa procedere alla Certificazione o debba mettere in atto misure migliorative. A precedere la Certificazione ci sono le fasi di revisione e validazione dei numeri, delle policy e dei processi esaminati tramite l’analisi di RIA Grant Thorton. L’ultimo step, sempre con la consulenza del team di Winning Women Institute, è quello del supporto alla comunicazione interna ed esterna dell’azienda che ha ottenuto la Certificazione.

Qual è la situazione in Italia rispetto alla parità di genere nei luoghi di lavoro? Cosa si potrebbe fare per ridurre ulteriormente il gender gap?

Nel mondo del lavoro il divario è ancora molto ampio anche se si intravede qualche segnale positivo. Il rapporto annuale “Women in Business” di Grant Thornton, stima che in Italia nel 2022 le donne detengono il 32% delle posizioni aziendali di comando, 2 punti percentuali in più rispetto al 2021. Le donne CEO salgono invece al 20% e quelle con ruoli di senior management al 30%.

Sul fronte dei salari, gli ultimi dati Eurostat sottolineano che nel nostro Paese la differenza tra uomo e donna è del 4,2%. Questo dato, però, è basato sulla differenza dello stipendio orario lordo medio e non tiene conto delle disparità occupazionali e della tipologia di contratto. Per questo motivoil gap è sicuramente più grande.

Riguardo all’occupazione, lo studio della Fondazione Moressa sui primi dati del 2021 diffusi dall’Istat ci dice che in Italia lavorano 4 donne su 10 uomini.

In relazione agli altri paesi europei la posizione dell’Italia è un po’ arretrata. Il rapporto sull’indice di uguaglianza di genere 2021, diffuso da European Institute for Gender Equality (EIGE), evidenzia come in un contesto dove l’Europa cresce solo dello 0,6% sull’anno precedente, l’Italia si posiziona al 14mo posto (63,3 punti su 100), inferiore di 4,4 punti rispetto alla media UE.

È evidente che in un simile contesto si debba lavorare su due fronti: da una parte sensibilizzare aziende e opinione pubblica su questo tema, che, lo dicono i dati, si è fatto urgentissimo; dall’altra aiutare le aziende nel percorso di autoconsapevolezza per arrivare a un corretto e concreto balance tra i generi, adottando politiche a protezione della maternità, a supporto dell’inclusione e che favoriscano l’inserimento nel mondo del lavoro e gli avanzamenti di carriera. Non meno importante anche il tema dell’istruzione, affinché le donne possano essere più incentivate ad approfondire la loro formazione e scegliere le discipline STEM che, come sappiamo, aprono le porte a numerose opportunità lavorative e offrono maggiori possibilità di carriera e di guadagno.

Ad oggi, purtroppo, secondo lo studio Valored4Stem di Valore D, la maggior parte delle donne che hanno una laurea STEM riveste un ruolo impiegatizio (57,8%) e non gestisce né un team né un budget (59,6%). Questo ci conferma le difficoltà che le donne incontrano quando vogliono fare carriera, a prescindere da titoli di studio e competenze. L’indagine mostra, inoltre, che il 66% delle donne STEM intervistate ha affermato di avere una relazione stabile, ma oltre la metà non ha figli. Un dato che racconta come la nostra società non sia ancora capace di garantire un ecosistema in cui una ogni donna possa esprimere il suo reale potenziale e costruire contemporaneamente famiglia e carriera.

Anche dal punto di vista istituzionale inizia a vedersi un cambio di passo. Ne sono un esempio la rapida approvazione della Legge Gribaudo sulla parità salariale e lo spazio e le risorse (più di 38 miliardi) che il PNRR prevede per la parità di genere, sia in termini di supporto alle famiglie (attraverso alcune iniziative, come l’innalzamento progressivo dei posti negli asili nido) sia in coerenza con la legge appena approvata, nella definizione e il sostegno economico all’applicazione di un sistema di certificazione che premi le aziende virtuose.

Come e quanto ha inciso la pandemia sul tema della parità di genere? Ha apportato un miglioramento oppure no?

Secondo i dati di Global Gender Gap Report 2021 di World Economic Forum, per arrivare ad azzerare il gap uomo donna serviranno ancora 135 anni.  La pandemia non ha certo aiutato e, come sottolinea questo studio, ha fatto crollare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Un fenomeno che si è verificato a livello mondiale e è causato da una parte, dal fatto che nei settori colpiti direttamente dalla pandemia, come per esempio il turismo e la ristorazione, vi è notoriamente maggior occupazione femminile; dall’altra, questa emergenza sanitaria ha costretto tutti a vivere più tempo tra le mura domestiche ed ha acuito il peso degli impegni familiari che si sono riversati in larga parte sulle donne.

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