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Come è cambiato il lavoro con la pandemia

Secondo la ricerca Glickon il 37% degli intervistati svolge lavoro sempre da remoto, per il 49% dei lavoratori l’equilibrio tra vita privata è peggiorato, il 64% afferma di preferire la modalità in presenza e sentire la mancanza dell’ufficio

Come è cambiato il mondo di lavorare e come hanno reagito le persone alla pandemia? A provare a rispondere a questa domanda ci ha pensato Glickon, azienda italiana specializzata in People Experience e Analytics dedicate alle risorse umane e al management, che ha realizzato una ricerca dedicata al lavoro. Lo studio si è concentrato sulla città di Milano e ha preso in considerazione diversi aspetti e indicatori legati al lavoro: mobilità, benessere, relazione.

Quando si parla di nuove modalità di lavoro figlie della pandemia si pensa subito al lavoro da casa e allo smartworking. Sul fronte della mobilità la ricerca ha, infatti, evidenziato che il 37% degli intervistati svolge lavoro sempre da remoto, ma anche che il 30% dei milanesi si reca in ufficio dalle tre alle cinque volte a settimana. Il 39% utilizza i mezzi pubblici per raggiungere l’ufficio, soprattutto tra coloro che vivono in città. Tra chi arriva, invece, da fuori Milano, il 50% sceglie l’automobile. Il 56% dei non residente impiega inoltre oltre 40 minuti per arrivare in ufficio. Tra coloro che abitano lontano dal proprio luogo di lavoro e che impiegano oltre quaranta minuti per raggiungerlo, il 46% dichiara di lavorare meglio ora che può farlo sempre da casa, e solo il 9% preferirebbe recarsi in ufficio. Al contrario, coloro che hanno l’ufficio a 10 minuti da casa dichiarano di lavorare peggio da casa nel 42% dei casi e di preferire quindi la modalità in presenza, e solo nel 21% di stare meglio.

Se si parla invece di benessere, il 51% degli intervistati dichiara di aver sofferto d’ansia nell’ultimo anno, soprattutto nei segmenti dei 18-30enni e dei 50-60enni. Per il 49% dei lavoratori milanesi l’equilibrio tra vita privata è peggiorato. La fascia di età 40-50 ha invece dichiarato di averne risentito in minor misura, con l’80% che ha affermato di godere di un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Complessivamente tuttavia, solo per il 29% degli intervistati la situazione appare essere migliorata.

Il 49% del campione soffre maggiormente di ansia rispetto a prima e solo il 9% dichiara di sentirsi meglio e soffrirne di meno. Il 52% di coloro che vedono peggiorate le proprie condizioni di ansia e stress è uomo, soprattutto tra i 50 e i 60 anni. Anche per il 50% dei 18-30enni la situazione attuale genera angoscia. Alla domanda se si preferisce lavorare da casa o in presenza, il 64% degli intervistati afferma di preferire la modalità in presenza e sentire la mancanza dell’ufficio. La percentuale decresce solo nel segmento dei lavoratori che hanno tra i 40 e i 50 anni, mentre aumenta tra i 50-60enni. 

Altro tasto dolente è a quantità di lavoro da svolgere che per il 59% dei lavoratori interpellati, soprattutto uomini nella fascia d’età 20-50 anni, è aumentata. Il dato tocca l’87% se si considera la fascia dei lavoratori tra i 30 e i 50 anni. Venti lavoratori su cento hanno beneficiato di uno scatto di carriera, e la percentuale sale di cinque punti nel segmento dei lavoratori tra i trenta e i quarant’anni. Il 40% degli intervistati ha avuto cambiamenti lavorativi (64% uomini, 39% donne), in particolare tra i 18-30enni (43%) e i 50-60enni (33%).

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