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Gender gap: carriera delle donne frenata da disparità di legittimazione

Nuova ricerca LinkedIn rivela che il condizionamento sociale ha portato le donne a sentirsi meno meritevoli degli uomini, influenzando di conseguenza anche le loro carriere. Il 45% delle intervistate ha concordato che la loro carriera è stata rallentata o messa in standby dall’inizio della pandemia per le maggiori responsabilità a casa

Una recente ricerca commissionata da LinkedIn ha puntato i riflettori sul divario di genere che viene ancora a crearsi in Italia sul posto di lavoro. Lo studio ha voluto analizzare l’impatto del condizionamento sociale sulla retribuzione e sulla progressione di carriera delle donne nel corso della pandemia. Con l’obiettivo di far luce sulla disparità di riconoscimento che porta le donne a sentirsi meno meritevoli degli uomini, influenzando di conseguenza anche le loro carriere.

Il 44% delle intervistate in Italia è, infatti, convinta che le donne si sentano meno legittimate a ottenere promozioni o aumenti di stipendio, mentre 2 uomini intervistati su 5 (40%) hanno detto lo stesso. Poco meno della metà delle donne (47%) ha poi ammesso di aver provato questo o di averlo visto provare da altri.

La ricerca ha rivelato che in generale a ogni livello delle trattative su stipendi e promozioni, le donne italiane rimangono indietro rispetto agli uomini. Il 62% degli uomini ha infatti dichiarato di aver negoziato lo stipendio per un nuovo ruolo, contro il 47% delle donne. Stesso risultato se si parla di aver negoziato aumenti di stipendio con gli attuali datori di lavoro (61% uomini contro 43% donne).

Il 37% delle donne non ha mai negoziato un aumento di stipendio con il proprio capo accettando un nuovo lavoro perché non si sentiva a suo agio nel chiederlo, rispetto al 32% degli uomini. Mentre più della metà (51%) degli uomini intervistati ha chiesto un aumento di stipendio o una promozione al di fuori della loro revisione annuale, meno di 2 donne su 5 (37%) ha fatto lo stesso.

In media, le donne hanno atteso più a lungo per chiedere un aumento di stipendio dal momento in cui hanno sentito di meritarlo (18 mesi contro 15 mesi degli uomini).

Nonostante le politiche di flessibilità sul posto di lavoro, un quinto (20%) delle donne concorda sul fatto che avere figli ha avuto un impatto sulla loro progressione di carriera. Anche quando il loro datore di lavoro ha implementato politiche family friendly, il prezzo che le donne sono convinte di pagare per il lavoro flessibile include l’essere viste come meno dedite al lavoro rispetto agli altri dipendenti (42%) e la mancanza di avanzamento di carriera (23%). Mentre il 51% degli uomini con figli intervistati concorda sul fatto che la loro carriera è rimasta una priorità fondamentale, il 47% delle donne con figli intervistate ha affermato lo stesso.

Inoltre, il 39% delle donne intervistate afferma che c’è stato un punto nella vita in cui hanno dovuto abbassare le proprie aspettative di carriera, mentre il 36% delle intervistate crede che si troverà ad affrontare un momento del genere in futuro. 36 anni è l’età media nella quale le intervistate si sono sentite, o credono si sentiranno, di dover fare questa scelta. Le motivazioni? L’aumento del “carico mentale” dato per esempio dal dover gestire una carriera in aggiunta ad altre responsabilità, o il non essere viste come un candidato adatto per una promozione dal loro datore di lavoro, e avere figli.

Sulle conseguenze del Covid sul lavoro, la ricerca ha scoperto che il 45% delle donne intervistate ha concordato che la loro carriera è stata rallentata o messa in standby dall’inizio della pandemia per le maggiori responsabilità a casa.

Secondo Olga Farreras, office lead dell’affinity group Women@ LinkedIn Italia, “per la maggior parte delle donne, i risultati del nostro studio saranno solo un’ulteriore prova di ciò che è già un dato di fatto: hanno vissuto un periodo tra i più duri in quest’ultimo anno. I nostri dati mostrano chiaramente come il lavoro delle donne sia stato colpito dalla pandemia – con molte di loro costrette ad assumersi responsabilità extra, come la gestione della casa o la cura dei bambini, unite al fatto che il loro lavoro è più vulnerabile. E questo è anche dovuto a un ‘divario di legittimazione’, che ostacola le donne relativamente agli aumenti di stipendio e alle promozioni che meritano”.

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