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36 mila imprese italiane verso il digitale entro il 2024

Secondo il Centro Studi Tagliacarne, 36 mila imprese italiane si stanno preparando alla transizione digitale: il 25% grazie alle risorse del Pnrr.

Imprese e digitale: la ricerca del Centro studi Tagliacarne

Entro il 2024 36 mila imprese italiane imboccheranno la strada della transizione digitale 4.0. Di queste, il 25% lo farà grazie alle risorse messe a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). È quanto emerso da un’indagine condotta dal Centro Studi Tagliacarne, che ha coinvolto 4.000 imprese manifatturiere e dei servizi, tra 5 e 499 addetti, per un campione rappresentativo di circa 494 mila imprese.

Nello specifico, i campi in cui le aziende investiranno di più nei prossimi anni riguardano i Big Data (31%), la Simulazione tra macchine (28%) la Robotica e Internet of Things (entrambe al 22%). Nel 2022 il 46% delle aziende che intraprenderanno questo percorso prevede aumenti di fatturato, mentre il 51% conta di essere più presente nei mercati esteri. Per gestire al meglio la transizione digitale, le imprese punteranno soprattutto sul capitale umano. Il 70% guarda alla formazione del personale per acquisire maggiori competenze, mentre l’87% intende acquisire nuovi lavoratori ad elevata specializzazione.

Settori e aree geografiche

L’indagine rivela, tuttavia, che il 67% delle imprese oggetto di studio non ha ancora investito in tecnologie 4.0. La quota sale al 70% nel Sud Italia e riguarda prevalentemente il settore dei servizi (85%). In particolare, le microimprese rimangono indietro rispetto alle altre, con l’84% di queste realtà che non ha avviato nessun processo di trasformazione. Tuttavia, secondo lo studio, la svolta più importante avverrà proprio nel Mezzogiorno, dove il 13% delle imprese inizierà il processo di digitalizzazione, in particolare le imprese con più di quarant’anni di attività (14%) e il settore alimentare (16%).

Benefici della digitalizzazione

I benefici della digitalizzazione sono evidenti per circa il 40% delle imprese che hanno investito in tecnologie 4.0. Queste aziende hanno dichiarato aumenti della produttività dei processi produttivi e delle risorse umane. Inoltre, il 33% ha evidenziato un aumento della velocità di produzione e della competitività, in particolare facendo leva sull’Internet of Things. Il 43% di esse prevede di superare i livelli produttivi pre-Covid già nel 2022.

“C’è una forte complementarietà tra investimenti in tecnologie 4.0 e la qualificazione delle risorse umane per aumentare il valore aggiunto dei prodotti” ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne. “Oggi le imprese denunciano difficoltà di trovare sul mercato più di un terzo delle figure ricercate con competenze 4.0. Occorre anche fare in modo che non si creino fratture con il segmento di imprese che non ha ancora la capacità mettere in campo strategie più moderne. Per questo bisogna diffondere ulteriormente la conoscenza delle opportunità offerte al riguardo dal Pnrr, in particolare nel Mezzogiorno e tra le aziende di minore dimensione”.

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